(Ecco la playlist delle canzoni che ho ascoltato in modalità casuale su Spotify mentre guidavo: Io viaggio da sola )


Ieri sono tornata da un lungo week-end nella campagna toscana.
Ed ero sola. E per sola intendo senza famiglia al seguito, consorte e figlie.

Dopo aver trascorso un’estate con pochi reali giorni di vacanza (per motivi famigliari e professionali) avevo bisogno di staccare dal vortice dei pensieri quotidiani, di prendermi dello spazio per me e rigenerarmi in vista di un autunno che già ora si preannuncia ricco e impegnativo.

Dopo aver organizzato tutto e aver lasciato a casa il frigo pieno, sono partita.
Sono stati giorni pieni e vuoti, veloci e lenti, attivi e oziosi.
Senza il mio mantello invisibile di moglie e madre, senza quindi i miei alibi e le mie certezze (o le mie ragioni parafrasando una vecchia canzone) ero di nuovo sola con me.

Una stanza per me

La stanza tutta per me che ho abitato in questi giorni è, oltre alla camera bellissima che mi ha ospitata, lo spazio mentale che mi sono goduta senza sentirmi in colpa. Uno spazio vitale che mi lasciato la libertà di far fluire i pensieri senza doverli fermare, di seguirli nel loro rincorrersi per scoprire, curiosa, in che luogo sarebbero arrivati. E quelle volte in cui si attorcigliavano lasciarli lì e smettere semplicemente di pensare.

Mi sono sorpresa a sorridere nello scorgere in un angolo remoto, quasi in castigo, alcune antiche paure ormai ridimensionate con il passare degli anni, ma che ho riconosciuto al loro riaffiorare timide.

Ho avuto la possibilità di fare e disfare del mio tempo senza orari e doveri. Senza avere sempre impostato l’orecchio vigile, il retro pensiero silenziosamente attivo. C’ero solo io a cui dare attenzioni.

E in questo spazio e tempo per me ho avuto la possibilità di:

  • guidare sulle stradine fra le dolci colline toscane ascoltando la musica. Quanto mi piace guidare!
  • visitare tutti i paesini della zona di Manciano, camminando per chilometri in salita (gli antichi borghi sono sempre nella parte alta),
  • mangiare cosa e quando volevo,
  • entrare in decine di deliziose chiesette e assaporare il sacro silenzio (senza sbuffi e lamenti nelle orecchie),
  • restare in contemplazione, per un tempo indefinito, di un affresco quasi del tutto distrutto e riconoscerne la sinopia (il disegno preparatorio che si trova sotto il colore),
  • mangiare da sola nei ristoranti. L’aspetto più interessante è stato guardare la faccia dei ristoratori quando chiedevo un tavolo per uno: per un millesimo di secondo alzavano il sopracciglio stupiti (guardare Lie to me mi è stato utile). Io sorridevo e mi sedevo, senza preoccuparmi neanche degli sguardi curiosi dei clienti degli altri tavoli. La cosa mi ha molto divertita.

Ma la cosa in assoluto che mi ha procurato un senso di potere e pace è stato lasciarmi cullare dall’amaca nel giardino.
Rimanevo a fissare sopra di me le foglie che si muovevano al vento e il sole che faceva capolino. Ecco in quei momenti riuscivo anche a non pensare. a svuotare la testa e a godermi il non-fare, il semplice stare di cui ho scritto anche in questo post.

Settembre è iniziato. Io mi sono svuotata dell’inutile e mi sono ricaricata.
Mi sono presa dello spazio e del tempo per me. Ho stabilito i miei confini.
Ma so che si può fare anche senza partire.