Ascolta “The one I love” – R.E.M.


L’attimo in cui diventi madre di un’adolescente.
Uff. Sono mesi che conservo questo post nelle Bozze.

Lo apro ogni tanto, aggiungo qualche frase, taglio, cancello e salvo. E ripeto il processo.

Perché non l’ho pubblicato prima? Non lo so. Forse perché è un argomento che mi tocca molto da vicino, forse perché coglie in pieno quel preciso momento che ho vissuto con mia figlia grande e che già prevedo stia per avvenire con la figlia più piccola. Forse perché avevo bisogno di vivere appieno la realtà per poi poterla analizzare.

Di che momento parlo? Di quel preciso istante in cui ti rendi conto che sei diventata madre di un’adolescente. Del distacco, dell’autonomia, della conoscenza di sé che si fa identità, individualità separata dal binomio madre-figlia e diventa altro da te.

Questo momento io l’ho visualizzato per bene, quasi come se avessi avuto un’illuminazione, mentre studiavo per creare il percorso madri di figlie adolescenti.

Ora te lo racconto…

Come spesso accade, per trovare delle risposte o per approfondire degli spunti che mi vengono in mente, mi rivolgo agli archetipi femminili che da millenni ripropongono le dinamiche comportamentali universali. Approfondendo la relazione tra madre e figlia, mi sono imbattuta per l’ennesima volta nel mito di Demetra e Persefone. Ho sempre studiato e approfondito maggiormente il mito archetipale di Persefone e infatti ne ho parlato anche qui, ma stavolta è stata Demetra ad attirare la mia attenzione. La madre.

Un riassunto veloce del mito: un giorno Kore, figlia di Demetra, mentre raccoglieva dei fiori con le sue compagne, si allontana e viene rapita da Ade, dio dell’oltretomba. (Qui trovi la storia intera). Demetra impazzisce e dopo mille avventure rivede la figlia ormai donna, che non è più un’anonima Kore (in greco significa semplicemente fanciulla), ma Persefone, regina dell’Ade.

Cosa succede quando Kore scompare, quando questo distacco porta in sé il distacco dalla figura materna, l’inizio dell’emancipazione filiale, la trasformazione da fanciulla (Kore) a donna indipendente (Persefone), regina del proprio percorso di vita?

Demetra impazzisce. Lei che adorava la sua piccola fanciulla, a cui si dedicava appassionatamente, ora non sa dove sia e come salvarla.

Proprio questo passo mi ha immediatamente riportato l’immagine di una madre alla prese con l’incomunicabilità, il conflitto e lo scontro aperto con la figlia adolescente.

Il momento in cui la bambina inizia il distacco dalla figura fondamentale della sua vita e avvia il suo percorso per diventare un’adulta. In questo preciso momento si sovvertono i codici della comunicazione, della presenza e della cura. La madre continua a cercare la sua bambina che a sua volta, insegue “rapita” la visione dell’autonomia, della scoperta del mondo al di fuori delle braccia materne. Tralasciamo per un attimo la figura di Ade, ora non ci serve. A noi serve “vedere” quell’attimo, quel preciso attimo in cui tutto cambia. In cui la madre è e si sente sola.

Io mi immagino la scena, Demetra è con Kore, si distrae un attimo, si gira e la figlia non c’è più. La fanciulla è scomparsa.
Una madre accudisce la figlia finché un giorno, la guarda e non c’è più la fanciulla, non c’è più lo sguardo e le fattezze infantili, ma c’è una donna in fieri. Continua a cercarla, a trattarla come una bambina, come ha sempre fatto, ma l’altra non ascolta, non comprende più quel linguaggio, non lo parla più. Ora sta scoprendo il mondo, il suo mondo che ha altri suoni, altre parole e soprattutto silenzi. E i silenzi rappresentano la porta chiusa dei pensieri che fino al giorno prima erano semplici e condivisi.

Quante volte le nostre figlie si rinchiudono nella loro stanza e nel loro mondo, evitando in ogni modo il contatto con noi e con quello che rappresentiamo: la loro vita fino a quel momento, le regole, i confini e la presenza.

Cosa si fa quando è arrivato il momento in cui la nostra amata Kore “scompare” per trovare la sua strada?

Lo si accetta.

Si accetta che stia iniziando un’altra fase della vita, in cui si è chiamate a fare un passo indietro, operare quel giusto distacco dagli eventi che serve per avere una visuale completa della realtà e ci consente di mantenere la nostra lucidità. Ma come? Demetra ha cercato disperatamente la figlia in ogni dove e con ogni modo, smuovendo tutti gli dèi dell’Olimpo e io invece devo fare un passo indietro?

Ebbene sì.
Noi non abbiamo i super-poteri, anche se a volte può sembrare, e quindi dobbiamo usare il buonsenso e soprattutto crescere, anche noi. Sì anche noi.

Non è semplice. Crescere non è mai semplice, non è semplice compiere dei passi in avanti, verso l’ignoto e lasciare una parte di noi, e questo lo stanno sperimentando anche loro, le nostre figlie. A questo punto conviene farlo insieme. Crescere insieme.

Nei prossimi post scriverò in maniera più approfondita di come fare, unendo esperienze personali con gli studi che ho fatto e continuo imperterrita a fare. E mi piacerebbe ricevere la tua testimonianza, anche in forma anonima, per condividere insieme questa fase di crescita e di vita.

Scrivimi a sabrina@sabrinaciraolo.com