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La storia di oggi, riprodotta integralmente,
è di Giulia Nicoletti che su Instagram è conosciuta come @trisklee . Giulia consiglia di ascoltare “Ain’t no mountain high enough” – Marvin Gaye and Tammy Terrell


Sono Giulia, ho 30 anni e di cambiamenti ne ho affrontati già un bel po’. 

Ho imparato quando ero solo una bambina ad accettare che le cose possono cambiare dall’oggi al domani, che tu lo voglia oppure no.

Così, oltre a una buona dose di pazienza e tolleranza nei confronti di quei cambiamenti che non avrei mai desiderato, ho imparato anche ad avere la forza di cambiare le cose che invece dipendono da me. 

Non è proprio come sapere andare in bicicletta, che una volta imparato non te lo scordi più. Ogni tanto devo ricordare a me stessa che sono in grado di affrontare i cambiamenti. Lo so fare (o almeno credo). Solo che certe volte è più faticoso.

Sono una persona conservatrice, nel senso che provo un forte attaccamento alle mie abitudini e i miei valori personali sono forti, ben radicati.
Tutto ciò che è certo mi rassicura, ma al tempo stesso mi metto spesso in discussione, cercando di spingermi fuori dai miei confini.

Due anni fa, ferma al semaforo…

Due anni fa ho scelto di diventare freelance, rinunciando a un contratto a tempo indeterminato. Questo è il mio cambiamento più recente. 

Tutti mi dicevano che era roba da matti rispetto alla sicurezza di un contratto da dipendente ma io non mi sentivo realizzata, non ero felice.

Lavoravo senza mai fermarmi, stavo perdendo la creatività, l’immaginazione e l’entusiasmo nel fare quello che amavo davvero. Sentivo che mi stavo adattando a condizioni che mi andavano sempre più strette. 

Un giorno però mi sono fermata e ho iniziato a fare i conti con le mie ambizioni.
Mi ricordo che erano passate le dieci di sera, ero in macchina ferma al semaforo mentre stavo facendo rientro a casa dopo una lunga giornata in ufficio. Il mio sguardo era perso nel vuoto, sembrava avessi inserito il pilota automatico.
Ad un tratto non fa in tempo a scattare il verde che quello dietro si attacca al clacson. Credo sia stato quello il momento in cui mi sono resa conto che quel fastidioso clacson era anche dentro di me e non potevo continuare a ignorarlo. 

Era arrivato il momento di inserire la marcia, spingere sull’acceleratore e (ri)partire.

Non facevo che ripetermi “un giorno farò così” per poi ritrovarmi poco dopo, senza nemmeno accorgermene, a dire “è andata così”.

Cambiare lavoro e stile di vita, mi faceva paura. E  rabbia, perché significava non riuscire a fare dei passi avanti. E per quale motivo? Per la paura di essere ambiziosa, il timore di non farcela e “perché tanto è impossibile”.

Così mentre quel clacson continuava a suonare, io me ne stavo lì immobile a ripetermi “cosa sto aspettando, il verde è scattato da un pezzo…perché non riesco a muovermi?”

Mi guardavo intorno pensando che la soluzione fosse altrove e sempre troppo lontana, quando invece l’unica cosa da fare era fermarmi ad ascoltare

Guardarmi dentro e assecondare i miei desideri, le mie ambizioni.

È stato allora che ho iniziato a muovere i primi passi lungo la strada che io stessa avevo deciso di percorre. Se da un lato rimanere fermi significa non correre alcun rischio, dall’altro significa che niente puoi mai accadere. 

Non trovi sia triste? Io si.
Oggi quando mi ritrovo davanti a quel semaforo gli sorrido e in cuor mio lo ringrazio per avermi aiutato a cambiare, a crescere.