Stamattina, mentre facevamo colazione guardando questo panorama, la mia (quasi) decenne sfogliava una delle tante riviste femminili che affollano la casa nelle giornate estive. E all’improvviso, tra un biscotto e l’altro, mi ha chiesto: “Mamma ma perché ci sono così tanti uomini che uccidono le donne?“.

Dentro di me si sono svegliate mille Sabrine con mille dubbi e domande.
1. Sorvolo e rispondo evasivamente
2. Le spiego qualcosa, ma è troppo piccola per capire
3. Io ci provo, vediamo come reagisce e poi mi adeguo

Ho scelto la terza ipotesi. Le ho spiegato che alcuni uomini non riescono a sopportare la fine di una storia e, come i bambini piccoli che fanno i capricci, si arrabbiano a tal punto da diventare violenti e uccidere la propria ex.
Lei mi ascoltava concentrata e pensierosa. Mi ha chiesto se questi uomini fossero innamorati. Io le ho rimandato la domanda: “Secondo te lui ha fatto questo perché era innamorato e non voleva che la storia finisse?”
Lei ci ha pensato su e mi ha detto: “Forse lui pensava che lei fosse un gioco e non voleva finire di giocare. Ma lei non era un gioco. Quindi lui era innamorato del gioco, non di lei“.

Ho guardato fuori dalla finestra della foto e ho tirato un sospiro di sollievo.
I bambini sono sempre più avanti di noi. Quando fanno delle domande è perché è il loro momento per ricevere delle risposte.

Noi dobbiamo fidarci di loro e rispondere. Non esistono argomenti da evitare. Dobbiamo solo trovare dei modi e degli esempi comprensibili, usare anche la nostra creatività per farlo, ma rispondere sempre.

Grazie Anna.